Di Stefano persegue da anni un’opera narrativa che sembra volersi liberare dalle pastoie della memoria, attraverso ripetuti tuffi nella cronaca. Lasciate alle spalle le intense impennate emotive dei primi lavori (Baci da non ripetere, Tutti contenti), continua a indagare la realtà attraverso la cronaca (nera): dopo i due adolescenti di Aiutami tu, eccolo impegnato con il rapimento di una bambina, giocato sulle voci contrapposte del padre che non perde speranza e della piccola prigioniera, dei vicini che parlano e di giornali che glossano. Il risultato oscilla tra la banalità un po’ esibita del giornalismo quotidiano (con il suo moralismo sornione) e il melodramma familiare, in un romanzo succoso ma talvolta un poco prevedibile.
(Pierre Lepori, «Viceversa Letteratura», n. 3, 2009)