Arnaldo Alberti
Arnaldo Alberti è nato a Brissago, sul lago Maggiore, nel 1936. Esordisce nel 1954 con una novella premiata. Scrive romanzi, racconti, drammi per la radio e collabora a periodici e giornali della Svizzera italiana. Alberti è da sempre legato alla forma del romanzo. Nel 1995 ha scritto CH 91, dedicato al furto di un quadro, e nel 2005 il romanzo d'ispirazione storica Evviva il duce. In precedenza sono stati pubblicati «La famiglia di Beatrice», con il quale ha ottenuto il «Premio Ascona 1983», e Via Sant'Antonio. Questi due romanzi, assieme all'inedito Giusquiamo del 1962, sono ora raccolti in un volume dal titolo Trilogia di Locarno, uscito nel 2010 dall'editore NEM. Di lui Giovanni Orelli afferma: «[…] quando l'Alberti concede spazio eccessivo al politologo, la sua scrittura si fa meno controllata. Al contrario, e i casi sono molto più frequenti, quando il narratore asseconda la sua inventiva la pagina si anima vittoriosamente. Fermare il tempo è ambizione della dimensione fiabesca e Arnaldo Alberti è un innamorato della fiaba». Lo storico dell'arte Dalmazio Ambrosioni, dal canto suo, scrive che Arnaldo Alberti è scrittore impegnato nel senso di engagé. Scrive cose che gli intellettuali hanno smesso di dire e gli scrittori di scrivere, perché questi non sono tempi né luoghi. Cosicché in 18 racconti (Ed. Ulivo, 2012), […] emerge con insistenza il senso della storia e di giorni, i nostri, nei quali non esiste alcun buon motivo per lasciar perdere. Viene in mente «la pigna svuotata dei pinoli» di Eugenio Montale: Senza l'identità…. Sulla pubblicazione 18 racconti l'editore scrive: «Arnaldo Alberti raccoglie qui, per la prima volta in volume, diciotto dei racconti la cui stesura ha accompagnato, lungo gli anni, la sua notevole attività letteraria. La triplice ripartizione seguita – racconti del presente, del passato e senza tempo – intende privilegiare, appunto, la categoria «tempo», abbracciando in una sintesi ideale quegli aspetti problematici della realtà contingente che, da sempre, hanno appassionato l'Alberti scrittore di «storie». E si tratta di storie che, anche quando indagano momenti del passato particolarmente significativi per i luoghi di pertinenza o si soffermano su vicende e situazioni attuali di costume, prefigurano, sia pure indirettamente, un futuro finalmente libero dai numerosi condizionamenti della nostra epoca […]».