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Metti un Verziere nel tuo orto (letterario)

Un’inedita iniziativa editoriale nelle parole di Ariele Morinini

Fondé pour le plaisir en 2020 par un groupe d’amis décidés à publiés leurs propres textes, le label Il Verziere, à Locarno, s’est fait connaître ces dernières années pour ses éditions à tirage limité, qui avec raffinement allient recherche graphique et qualité des textes choisis : drôles, divertissants, à leur façon subversifs et jamais prévisibles. Ariele Morini, co-fondateur de ce label, raconte les origines de ce projet éditorial, qui compte actuellement trois collections et plusieurs titres. (mf trad. cg)

Anche in letteratura, come nella vita, ci sono storie che nascono per gioco e finiscono per diventare progetti a lungo termine. È il caso dell’editore Il Verziere di Locarno, di cui ci parla in una mattina d’estate uno degli ideatori, Ariele Morinini, critico letterario, ricercatore e docente di italiano alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. La canicola morde da giorni e, sebbene nessuno ancora lo sappia, sta per scatenarsi un sacrosanto e salvifico temporale. Prima della catarsi climatica, che coglierà tutti di sorpresa (in primis quelli abituati a girare senza ombrello), c’è spazio per il racconto di una genesi editoriale.

È il 2019-20 e un gruppo di aspiranti docenti si trova a condividere un anno di passione nelle aule del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI, l’alta scuola pedagogica del Canton Ticino. Sono diciassette e si stanno abilitando per insegnare italiano e lingue classiche nelle scuole medio superiori ticinesi. Qui, tra amici, viene autoprodotta una prima plaquette che raccoglie poesie nate quell’anno dalla penna di Francesco Luisi. Il volumetto è stampato in diciassette copie, una per ogni compagno d’avventura, e rilegato in modo casereccio. All’ispirazione letteraria di Luisi e alla passione «quasi bibliofila» di Morinini si aggiungono presto due altri compagni, entrambi seduti con loro sui banchi dell’abilitazione: Gionas Calderari e Andrea Ventola. Il nucleo della banda del Verziere è composto. L’approccio rimane «serio-ludico», ma i due volumi che seguono, Lunario privato. Capricorno dello stesso Luisi e Le vacanze ignoranti, raccontino nato dalla penna graffiante di Ventola, inaugurano una collana, i Camions, e vengono promossi in un circolo più ampio. La cerchia si allarga ancor più con Il poemetto del drago di Andrea Moser, il libro che fa capire al gruppo che l’esperienza può proseguire e addirittura cambiare passo. I quattro amici ci hanno preso gusto e, se perno dell’operazione rimangono l’amicizia e un comune sentire letterario, quello di sfornare piccoli e sorprendenti volumetti diventa qualcosa di più di un passatempo. La linea editoriale si chiarisce e il progetto aggrega nuovi compagni d’avventura. Il Verziere è «più un’iniziativa editoriale che un vero editore», precisa Morinini, un’iniziativa tra l’altro che non occupa né ambisce a occupare lo spazio di alcuna casa editrice esistente, ma si limita con le sue tirature circoscritte a fare «resistenza letteraria», con tono a volte serio o serioso e più spesso goliardico. Il logo, ça va sans dire, è una verza. La principale collana, i Camions, è nata per raccogliere, principalmente in versi ma anche in prosa, testi dei verzieri e testi di amici incontrati strada facendo: per la maggior parte «testi corsari, irregolari, disallineati». Potrebbe esserci il sospetto di posa in una simile dichiarazione (quanto regolarmente dei cosiddetti irregolari sbracciano nelle avanscene letterarie?), se non fosse che, quando lo dice, Morinini ha un sorriso sornione, come a dire che il vero motore, più dell’eversione, rimane il divertimento, e che non si può sovvertire senza almeno un sogghigno. Eppure niente è improvvisato nel progetto: basti osservare il modo artigianalmente impeccabile in cui gli ultimi titoli sono stati rifiniti o leggere sulla pagina Instagram del Verziere le brevi presentazioni di ogni singolo libretto, dove il linguaggio è quello della miglior saggistica e spicca per la cristallina precisione lessicale e per la capacità di affondo ermeneutico anche quando il tono è scanzonato. Proprio questa compresenza di ricercatezza e leggerezza è una cifra distintiva del progetto: i due elementi sono a tal punto compresenti che spesso figurano inestricabili. Giusto così: d’altra parte il Verziere non si è mai allontanato dalla linea che lo ha tenuto a battesimo, quella cioè del divertissement, ma non vuole al tempo stesso rinunciare a una certa raffinatezza nell’approccio. Il risultato è una letteratura che sa essere seria senza prendersi per forza sul serio. L’interesse per il gioco diventa nei volumi finora pubblicati esplorazione dei generi e loro sovvertimento, come dimostrano le due collane che si sono aggiunte ai Camions: la Libridinosa (il termine è di Guido Ceronetti), vere e proprie «facezie filologiche» (il primo e per ora unico volume, Versi, è un’antologia di fanta-critica che rivisita a modo suo una serie d’inattesi ‘poeti-animali’: Leopardi, Tasso, Pulci, Caproni, Cavalli, …), e i Traslochi, dedicata alle traduzioni impossibili e aperta da una pregevole versione ‘impossibile’ di Lou Lepori di un testo altrettanto impossibile di Andréas Becker (L’orrendevola/L’Effrayable). Dove la lingua ricrea sé stessa per continuare a vivere.

Di nuovo l’abbraccio tra alto e basso: da una parte l’arguzia intellettuale e il gioco letterario (che parla soprattutto ai lettori più appassionati, usi alla grammatica della materia), dall’altra testi magari anche sovversivi, ma soprattutto inediti e piacevoli alla lettura. Perché, va detto, Il Verziere sforna libretti molto divertenti. Dopo i primi Camions, si può dire che siano stati i testi e i loro autori a cercare Il Verziere. Così il catalogo ha preso corpo; senza fretta, però, perché la linea editoriale predilige «il lento, il settoriale, l’invendibile, l’anti-mercato».

Chi conoscesse il mondo dell’editoria italiana del Novecento, potrà pensare alle opere uscite dai torchi milanesi di Giovanni Scheiwiller e della sua All’insegna del pesce d’oro; il rimando d’altra parte è anche grafico. Proprio la confezione fisica è uno degli aspetti più affascinanti del progetto. «Un lavoraccio», stando alle parole di chi lo fa. Ma un lavoro fatto con cura e passione, come può confermare chi abbia mai tenuto in mano un volumetto del Verziere. Dai primi esemplari, stampati su carta semplice e tenuti assieme da graffette, la fattura si è fatta vieppiù articolata: oggi ogni tiratura è preceduta dalla scelta della carta, la stampa avviene in proprio e la cucitura è fatta con il filo cerato. Ultima novità: il ricorso a una stamperia d’arte (quella luganese di Giacomo Galletti, la Complice Press) per la copertina di uno degli ultimi volumi (Mercure Martini). Un lavoro nel quale possono dispiegarsi tutta la passione e tutta la maestria bibliofila di Morinini. Ne risultano dei testi ai margini della produzione ufficiale, confezionati con una cura e un savoir faire manuale degno di pregiate edizioni d’arte: l’intreccio, se non l’ambivalenza, tra alto e basso che caratterizza il progetto vive insomma anche fisicamente.
L’ultimo salto di qualità: la selezione, invero rocambolesca, di un titolo del Verziere per le Giornate letterarie di Soletta (CTRL+ALT+Deleuze di Mercure Martini). Un libro che esiste – ma il cui autore si nasconde dietro uno pseudonimo – prodotto da un editore che esiste ma che ambisce a rimanere sottotraccia. Una novità che al festival solettese ha destato curiosità e non solo. Quale miglior prova di un’editoria che vuole continuare per la sua strada, senza perdere lo spirito originario?

Già, ma il nome? Come ogni leggenda che si rispetti, all’origine del nome Il Verziere sta un episodio reale, il quale però è così perso nel tempo ch’è ormai noto a pochissimi, e con versioni di volta in volta diverse. Un lettore appassionato di tradizione popolare potrebbe pensare alla Ninetta del Verzee, magistrale poesia in dialetto milanese di Carlo Porta, un autore che per i suoi doppi sensi e la sua spigliatezza certo non spiace alla ciurma del Verziere. Oppure penserà alle mille e infinite combinazioni rese possibili da questo giardino delle delizie letterarie. Giardino delle delizie e magari anche paese delle meraviglie. Chi lo sa? I verzieri, posti di fronte alla domanda, sono sicuro che sorriderebbero e darebbero ognuno la propria risposta, tutte ovviamente non collimanti.
Tra l’altro: qualcuno ha parlato di verza?